Ergastolo per l’assassino della ventiduenne Di Pietrantonio: non voleva più essere dominata

Sara Di Pietrantonio ha avuto con il suo carnefice una storia d’amore disfunzionale. Ma non sapeva di essere una preda per quell’uomo che pure aveva amato. Vincenzo Paduano non ha tollerato che il suo oggetto fosse sfuggito al controllo.

L’ultimo incontro

In Italia, ogni due giorni viene uccisa una donna da parte di un ex partner o familiare. Il reato che precede l’omicidio è quasi sempre lo stalking: l’assassino tormenta la vittima con sms, controlli sui social, insulti, telefonate incessanti, false promesse d’amore. Moltissime donne vengono uccise perché non denunciano il carnefice prima che diventi inarrestabile; molte donne scusano il carnefice perché “sta soffrendo”, come fece anche Sara, giovane ed ingenua vittima di un mostro. Molte donne pagano con la vita l’aver concesso al loro assassino la facoltà di incontrarle per un chiarimento.

La sera dell’ultimo incontro chiarificatore, poche ore prima dell’omicidio, Paduano piomba a casa di Sara. Al termine – si legge nell’ordinanza – la madre della giovane si complimenta per la maturità da lei dimostrata con Vincenzo. Sara le risponde che il suo ex “è una brava persona che sta soffrendo tanto“.

La vicenda

E’ il 29 maggio 2016, a Roma, in via della Magliana, all’alba viene ritrovato il corpo semicarbonizzato di Sara, studentessa di Economia all’Università Roma Tre. Nella notte, all’incirca alle 3.20, la ragazza ha inviato un sms alla madre: diceva “tranquilla, sto rientrando“. Tuttavia, la giovane non rientrò. 

Gli inquirenti seguono subito la pista dell’omicidio, viene fermato l’ex fidanzato, Vincenzo Paduano che rilascia una dichiarazione contraddittoria. Dalle ricostruzioni degli inquirenti, Sara fu tramortita, poi strangolata, quindi data alle fiamme. Questo perché Paduano non aveva accettato che lei avesse iniziato una nuova relazione sentimentale con un altro uomo. L’omicidio si consuma in pochi minuti, giusto il tempo di fumare una sigaretta, come racconterà un testimone 18enne che stava riaccompagnando la fidanzata a casa. “Ho visto una ragazza di spalle che stava discutendo con un ragazzo fuori dalla macchina. Ho proseguito fino a casa della mia fidanzata. Il tempo di fumarmi una sigaretta e salutarla, quando ho ripercorso la strada al contrario ho visto quell’auto che bruciava ma non ho ricollegato le due cose“.

Vincenzo Paduano non ha tollerato che il suo “oggetto” potesse sfuggire al suo controllo e, dopo averla molestata con atti persecutori, ha deciso di punirla, prima uccidendola, poi bruciandole il corpo. Tanta efferatezza non ha provocato, nella emotività disturbata dell’assassino, alcun effetto, alcuno sconvolgimento. Il carnefice ha abbandonato il corpo seviziato della sua vittima e si è recato sul posto di lavoro. Un suo collega afferma di avere incontrato il Paduano pochi minuti dopo l’evento, era tranquillo, come se nulla fosse accaduto.

Anaffettività totale dunque, assenza di senso di colpa, sangue freddo. Questi, a mio avviso, gli elementi che emergono dalle risultanze probatorie circa la personalità del mostro. Psicopatici, narcisisti maligni e altri soggetti affetti da significativi disturbi della personalità sono i soli individui in grado di compiere delitti in modo così orrendo senza mostrare un minimo segno di tensione, emozione o incertezza. Pochi altri – forse nessun altro – possono premeditare per mesi un omicidio tanto tremendo, con la sola motivazione del ” non voleva essere più mia “, segno di una psiche deformata, ma lucida, inserita nel lavoro ed in società, apparentemente normale ma in realtà profondamente malata. Paduano ha ucciso non nell’impulso di un momento d’ira, ma maturando la decisione nel corso dei lunghi mesi intercorsi tra la separazione e l’uccisione. Nel frattempo, la sua vita è proseguita secondo la normale routine che appartiene a ciascuno di noi. Mantenendo l’equilibrio, Vincenzo Paduano riesce a concepire un piano per eliminare chi non vede come un essere umano ma come un oggetto di proprietà che può e deve essere estirpato se si ribella al suo padrone. Bravo il magistrato che lo ha ben capito. Il Giudice sostiene che “risultano accertati una serie continua di atti persecutori che poi prendono un indirizzo punitivo con un progetto omicidiario“. Atti persecutori che vengono, nelle motivazioni, minuziosamente elencati: “l’aver danneggiato l’auto del nuovo fidanzato di Sara per punirlo e farlo soffrire, l’aver costruito una serie di menzogne per Sara e poi aver realizzato l’agguato notturno mediante una collisione stradale voluta; la sottrazione del cellulare a Sara e delle chiavi della sua auto; l’irrorazione della macchina di Sara con il liquido infiammabile preparato – questo è un passaggio fondamentale – per tale aggressione mortale“. E ancora, prosegue il Magistrato Sturzo, “l’aver bagnato Sara con lo stesso liquido al volto, l’inseguimento della stessa, l’aggressione fisica, il soffocamento e il trascinamento del cadavere su un letto di foglie” dove poi Paduano ha dato fuoco all’ex. La malvagità del Paduano emerge anche dai motivi abbietti per cui ha agito, in relazione al suo preteso dominio su Sara. “Non si può negare che il dolo di Paduano sia stato della massima potenza, manifestando aspetti di vera e propria crudeltà verso Sara” continua il Giudice. “Sara si rifiutava di riconoscere il ruolo di padrone della sua vita in Vincenzo Paduano e per questo lui l’ha uccisa“, cosi il giudice Gaspare Sturzo motiva ed argomenta le 72 pagine in cui prevede l’ergastolo per l’omicidio di Sara.

Ergastolo senza isolamento diurno

E’ la condanna inflitta a Vincenzo Paduano. La sentenza è arrivata dopo oltre due ore di camera di consiglio. Il magistrato ha recepito l’impostazione accusatoria della Procura e inoltre ha disposto che l’imputato dovrà risarcire i danni alle varie parti civili costituite. Gli importi stabiliti per le provvisionali sono: 300mila euro alla mamma di Sara, 250mila al padre e 50mila agli altri parenti.

Paduano aveva aggredito Sara 7 giorni prima di ucciderla

Dalle indagini dei PM (che hanno acquisito dei dati anche dai social) è emerso che Paduano aveva già aggredito Sara sette giorni prima di ucciderla: la 22enne studentessa aveva avuto un acceso diverbio con il giovane vigilante, che l’aveva strattonata e spaventata. A raccontarlo era stato lo stesso Paduano che agli inquirenti aveva descritto quanto accaduto la settimana precedente, quando egli, non ricevendo risposta ai suoi messaggi da parte di Sara, l’aveva raggiunta trovandola in compagnia di Alessandro Giorgi e, con forza (strattonandola per un braccio) l’aveva costretta a parlare con lui. Fatto che, come dichiaratogli dalla stessa Sara, le aveva generato un forte stato di agitazione”.

Sembrava una chiamata di routine ma in 25 anni di questo lavoro non ho mai visto un delitto così atroce“, ha detto il capo della Squadra mobile di Roma Luigi Silipo. Subito l’attenzione degli inquirenti si era rivolta a quel suo fidanzato che all’inizio aveva negato tutto. “Abbiamo sentito tutti gli amici e i  familiari, abbiamo ricostruito la vita di Sara degli ultimi anni. Abbiamo subito capito che usciva da una storia malata e che nell’ultimo periodo aveva subito una violenza psicologica enorme da questo amore malato. La relazione è durata per circa due anni, poi trasformata in un rapporto morboso, si sono lasciati almeno tre volte. Da poco Sara aveva iniziato una nuova relazione. Il fermato la seguiva, sicuramente in due occasioni e l’ultima è stata fatale“.

E domenica notte Paduano, guardia giurata, a bordo della sua macchina si era messo dietro quella di Sara. Le telecamere lo hanno ripreso mentre affiancava e speronava la vettura. Aveva organizzato tutto. Aveva con sé una bottiglia di liquido infiammabile, che ha rovesciato dopo essere salito nell’auto. E ne ha buttato addosso anche alla sua ex. Non era la prima volta che Paduano aggrediva Sara. Era già successo il 21 e 22 maggio di fronte al nuovo ragazzo di lei. Sara aveva paura che lui potesse entrare nel suo profilo Fb. “Paduano – spiega ancora il giudice – non ha avuto neppure un attimo di ripensamento sia quando ha lasciato il corpo, in fiamme, della ragazza, sia in seguito“. Sara aveva confessato a un’amica che temeva Vincenzo perché era capace di craccare le sue password di Facebook e riusciva a controllare le sue chat private.

E’ evidente che non tutti i soggetti violenti moralmente e disturbati uccidano, la maggior parte di loro si limita a distruggere psicologicamente il partner. Tuttavia, quasi ogni femminicidio ha caratteri comuni: una relazione disfunzionale, fatta di litigi, scomparse e ritorni, tradimenti ed insulti, violenza morale, gelosia ossessiva. Quasi ogni femminicidio è preceduto da atti persecutori (stalking) generalmente tollerati dalla vittima o troppo spesso sottovalutati dalle forze dell’ordine e dai magistrati. Molti, troppi femminicidi sono avvenuti in concomitanza o poco dopo l’ultimo incontro “per chiarire”.

Una relazione in cui siete trattati come oggetti e non come persone costituisce un rischio che non deve essere trascurato mai.

 

L'Avv. Marina Marconato si laurea a Roma presso l'Università La Sapienza in giurisprudenza nel 1996 ed inizia ad esercitare la professione presso il suo studio attualmente ubicato in Nettuno, via Trieste,80. Lo studio legale Marconato si occupa prevalentemente di Diritto di Famiglia-Diritto successorio-Diritto Del Lavoro-Diritto al Risarcimento per errore medico e sinistri stradali-Diritto Commerciale. Esperta nella tutela delle vittime di violenza psicologica e fisica nella coppia e nella famiglia e nella tutela anche a favore dei minori .
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